Partorire all'estero per dare al bambino una seconda nazionalità: questo è il principio del "turismo della nascita". Resa popolare dai social media, questa pratica incuriosisce e divide l'opinione pubblica. Perché dietro le immagini di "reparti di maternità paradisiaci" e "passaporti extra", la realtà può essere ben più complessa.
Che cos'è esattamente il "turismo della nascita"?
Il turismo della nascita consiste nel recarsi in un altro Paese per partorire al fine di beneficiare della cittadinanza per diritto di nascita. In alcuni Paesi, come Canada, Stati Uniti, Brasile e Messico, un bambino nato entro i loro confini acquisisce automaticamente la nazionalità di quel Paese.
Per alcuni genitori, questa strategia offrirebbe al figlio maggiori opportunità, o addirittura faciliterebbe l'ottenimento del permesso di soggiorno. Sui social media, alcuni video presentano il turismo della nascita come una sorta di "scorciatoia burocratica". Questa visione edulcorata del fenomeno, tuttavia, è ben lontana dal riflettere la realtà del partorire lontano da casa.
Una pratica che suscita critiche
Dal punto di vista etico, la questione è controversa. Diversi professionisti del settore sanitario mettono in discussione la pratica di utilizzare il parto come mezzo per ottenere determinati vantaggi amministrativi.
L'ostetrica e sofrologa Camille Carrel ci ricorda inoltre che partorire all'estero è tutt'altro che un'esperienza banale. Sottolinea che alcune donne si trovano in questa situazione per necessità, soprattutto quando fuggono dal proprio paese o seguono un partner espatriato. In questi casi, lo sradicamento può essere particolarmente difficile da affrontare, soprattutto durante un periodo così intenso come la gravidanza.
Il follow-up medico a volte è più complicato
Oltre alle questioni amministrative, il turismo della nascita solleva anche il problema dell'assistenza medica. Durante la gravidanza, è generalmente consigliabile essere accompagnate dallo stesso professionista sanitario al fine di instaurare un rapporto di fiducia e garantire un'assistenza continua.
Quando una futura mamma si reca all'estero per partorire, questo processo può risultare più frammentato. Potrebbe essere necessario consultare diversi professionisti prima di trovare un'équipe con cui sentirsi a proprio agio. E soprattutto, non tutti i paesi hanno lo stesso approccio al parto.
Le pratiche variano notevolmente da paese a paese.
Le metodiche mediche, le pratiche assistenziali e le risorse disponibili variano considerevolmente da un paese all'altro. In Brasile, ad esempio, i parti cesarei sono particolarmente diffusi. In altri paesi, alcune pratiche ampiamente utilizzate in Francia possono essere meno accessibili o addirittura inesistenti. Ciò vale soprattutto per i corsi di preparazione al parto. In Francia, diverse sessioni sono offerte e rimborsate nell'ambito dell'assistenza alla gravidanza. Altrove, questo supporto può essere molto più limitato.
Lo stesso vale per l'epidurale, che non viene offerta sistematicamente ovunque. Prima di prendere una decisione del genere, è quindi fondamentale informarsi a fondo sulle pratiche mediche locali e verificare che soddisfino le proprie esigenze e il proprio piano del parto.
Lontano dai propri cari, un'esperienza a volte solitaria
Partorire in un Paese che si conosce poco può avere un impatto emotivo significativo. Essere lontani da familiari, amici o abitudini consolidate può intensificare i sentimenti di isolamento durante la gravidanza e dopo il parto.
Gli esperti sottolineano inoltre che lo shock culturale e la sensazione di sradicamento sono tra i fattori che possono influire negativamente sul morale dopo il parto. Anche la barriera linguistica può complicare la comunicazione con il personale medico e rafforzare questa sensazione di isolamento.
Ogni viaggio rimane unico
Sebbene il turismo della nascita sia un argomento molto dibattuto, è importante ricordare che non tutte le donne che partoriscono all'estero lo fanno per ottenere una cittadinanza aggiuntiva. Alcune seguono i propri partner nell'ambito di un espatrio, altre fuggono da situazioni estremamente difficili o desiderano ricostruire la propria vita altrove.
Come per tutte le scelte legate alla maternità, non esiste un unico modo giusto di vivere la gravidanza o il parto. Ogni futura mamma affronta la propria storia, i propri bisogni, il proprio corpo e i propri limiti. La cosa più importante è sentirsi ascoltata, supportata e al sicuro, indipendentemente dal Paese in cui nascerà il bambino.
In sintesi, il turismo della nascita è tanto affascinante quanto stimolante, poiché tocca temi estremamente delicati: maternità, identità, famiglia e disuguaglianze tra paesi. Mentre alcune donne lo vedono come un'opportunità per offrire al proprio figlio maggiori possibilità, gli esperti ci ricordano che partorire all'estero richiede una preparazione medica, emotiva e logistica significativa. Ogni percorso di maternità è unico, e la cosa più importante è che le future mamme possano vivere questa fase in un ambiente rispettoso e adeguato alle loro esigenze.
