Chi non ha mai controllato due volte per assicurarsi che la porta fosse chiusa a chiave, o frugato nella borsa in cerca di chiavi o portafoglio? Questo gesto apparentemente innocuo, che molte persone compiono prima di uscire, spesso rivela un desiderio di controllo legato a una lieve ansia. Ma in alcuni casi, questo bisogno di controllare diventa opprimente, un possibile segno di disturbo ossessivo-compulsivo da controllo (DOC). Come si fa a distinguere tra una normale vigilanza e una spirale ossessiva?
Vigilanza ordinaria, a volte accentuata dallo stress
Nella stragrande maggioranza dei casi, controllare una o due volte che una porta sia chiusa a chiave , o il contenuto di una borsa, rimane un comportamento normale, spesso innescato da una distrazione momentanea, da un sovraccarico mentale o da uno stato di stress. Questa forma di vigilanza, sebbene in qualche modo compulsiva, è innocua: richiede poco tempo, non causa angoscia e svanisce rapidamente.
Alcune personalità ansiose o orientate al controllo adottano più facilmente questi piccoli rituali, che servono a rassicurarsi. Finché rimangono occasionali e non intrusivi nella vita quotidiana, sono un'"abitudine" innocua.
Quando il rituale si trasforma in ossessione: controllare il DOC
Per alcune persone con disturbo ossessivo-compulsivo, il controllo assume una dimensione patologica. Il rituale può quindi essere ripetuto decine o addirittura centinaia di volte: luci, gas, porte, elettrodomestici, ecc. Alcuni arrivano persino a contare i passi o a cambiarsi d'abito più volte prima di uscire.
Lo schema è sempre lo stesso: nasce un pensiero intrusivo ("E se mi dimenticassi? E se succedesse qualcosa di pericoloso?"), generando ansia che solo un rituale di controllo può placare temporaneamente. Rapidamente, l'ansia ritorna, più intensa, alimentando il bisogno di ripetere il processo. Questo circolo vizioso, tipico del DOC, ha in definitiva un impatto significativo sulla qualità della vita.
Una paura radicata nell'insicurezza o nel passato
Le cause di questi DOC sono spesso profonde. Possono derivare dalla paura di intrusioni, da un eccessivo senso di responsabilità o da traumi irrisolti. Il cervello attiva quindi meccanismi di protezione irrazionali, come una forma di "pensiero magico": il controllo diventa un modo inconscio di evitare il pericolo.
Nei bambini, alcuni comportamenti ripetitivi, come allineare oggetti o controllare i dettagli, possono essere un segno di ansia. In età adulta, l'isolamento o l'eccessivo stress mentale possono esacerbare queste compulsioni.
Soluzioni terapeutiche efficaci
La terapia cognitivo-comportamentale (TCC), in particolare l'esposizione e prevenzione della risposta (ERP), è riconosciuta come l'approccio più efficace per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) da controllo. Consiste nel confrontare gradualmente la persona con la sua paura, senza permetterle di cedere al suo rituale: ad esempio, andarsene senza controllare la porta o allontanarsi prima di poter rientrare.
Allo stesso tempo, possono essere utili strumenti di auto-aiuto: riconoscere l'irrazionalità del comportamento, stabilire nuove routine o persino chiedere occasionalmente la convalida di una persona cara, senza cadere nella dipendenza dagli altri.
Quando dovremmo preoccuparci?
Controllare la porta o la borsa di tanto in tanto è perfettamente normale. Questo comportamento diventa problematico quando richiede molto tempo, è fonte di stress o interferisce con la vita quotidiana: frequenti ritardi, rifiuto di certe uscite, isolamento sociale o persino depressione secondaria.
Identificare questi segnali d'allarme consente un intervento precoce, prima che il DOC diventi profondamente radicato. Perché sì, è possibile uscire da questo circolo vizioso, con una guida adeguata e di supporto.
