Mangiare "sano", scegliere gli alimenti "giusti", evitare qualsiasi ingrediente "sospetto"... la cosiddetta alimentazione sana è diventata un ideale quasi imprescindibile. Quando però questa ricerca della perfezione prende il sopravvento, può sfociare in qualcosa di più serio: un disturbo alimentare subdolo e spesso invisibile chiamato ortoressia.
Ortoressia, quando "mangiare sano" diventa un'ossessione
L'ortoressia si riferisce a un'eccessiva ossessione per una dieta considerata "perfetta". Il termine deriva dalle parole greche ortho (dritto) e orexis (appetito). Il medico Steven Bratman propose la prima definizione alla fine degli anni '90, descrivendo una serie di comportamenti caratteristici.
Tra questi: passare diverse ore al giorno a pensare al cibo, dare priorità alla "purezza" del cibo rispetto al piacere, o provare un intenso senso di colpa non appena si verifica una deviazione. Non è la quantità di cibo il problema, ma la rigidità che circonda la sua qualità. Ed è proprio questo che rende difficile individuare questo disturbo: in apparenza, tutto sembra molto "sano".
Un fenomeno tutt'altro che marginale
I dati scientifici stanno iniziando a rivelare una scoperta sorprendente: questo disturbo sembra essere molto più diffuso di quanto si pensasse in precedenza. Una meta-analisi condotta su oltre 30.000 persone in 18 paesi stima che più di un quarto dei partecipanti mostri segni di ortoressia.
Alcuni gruppi di popolazione sembrano più esposti: studenti di scienze della salute, atleti di alto livello o persone molto attive sui social media. Paradossalmente, coloro che possiedono le migliori conoscenze nutrizionali a volte sembrano i più vulnerabili, perché le informazioni possono alimentare richieste... eccessive.
Perché le donne sono più colpite
Gli studi dimostrano inoltre una maggiore prevalenza tra le donne, in particolare in ambito accademico o medico. Una ricerca condotta su oltre 1.500 donne francesi ha individuato due forme di rapporto con il cosiddetto cibo "sano".
Da un lato, c'è un approccio equilibrato, incentrato sul benessere. Dall'altro, c'è la cosiddetta forma "nervosa", caratterizzata da ansia, paura di ingrassare e un bisogno molto rigido di controllo. È questa seconda forma che rientra nella categoria dei disturbi alimentari (DA). In questo caso, il cibo non risponde più semplicemente a bisogni fisici o di salute, ma a una forte pressione interna, spesso legata all'immagine corporea e all'autocontrollo.
I social media, uno specchio amplificatore
È impossibile ignorare il ruolo dei social media. Tra contenuti con hashtag come #cibosano, #mangiaresano e #benessere, la dieta perfetta è onnipresente, esteticamente gradevole e molto apprezzata. Questo flusso costante di "buoni esempi" può diventare una china scivolosa per alcune persone. Senza necessariamente rendersene conto, potrebbero iniziare a confrontare, limitare e controllare la propria alimentazione in modo ancora più rigoroso. Recenti ricerche dimostrano che l'esposizione ripetuta a questi contenuti può rafforzare i comportamenti ortoressici in persone già sensibili a queste problematiche.
Quando il confine si fa sfumato
La difficoltà principale dell'ortoressia risiede nella sua zona grigia. A che punto una cosiddetta dieta sana diventa un problema? Nella sua forma non patologica, si basa su motivazioni di salute ed equilibrio. Nella sua forma nevrotica, è guidata da paura, ansia e un'ossessione per il controllo. Il cambiamento è spesso graduale, quasi impercettibile. Dall'esterno, tutto può sembrare esemplare. Dall'interno, può diventare una fonte di pressione costante.
Conseguenze molto concrete
Quando il disturbo si manifesta, gli effetti possono essere tangibili. A livello fisico, l'eliminazione di determinati alimenti può portare a carenze nutrizionali o a una perdita di peso involontaria. A livello psicologico, l'ansia legata al cibo può diventare totalizzante. Anche la vita sociale può risentirne: difficoltà a mangiare fuori, progressivo isolamento e stress legato ai pasti improvvisati. Il cibo, anziché unire le persone, può quindi dividerle.
In definitiva, mangiare sano rimane un'intenzione positiva e legittima. Tuttavia, quando diventa rigido, fonte di ansia e totalizzante, può perdere il suo equilibrio. L'obiettivo non è abbandonare il "mangiare bene", ma mantenere un rapporto flessibile e sereno con il cibo: una dieta che nutra il corpo senza limitare la mente.
