Oltre alla nostalgia per i sabati sera passati a guardare "Streghe", la storia di Rose McGowan mette in luce la dura realtà imposta alle attrici. In un recente podcast, l'attrice che ha interpretato Paige ha rivelato come il suo corpo venisse esaminato attentamente come un semplice "prodotto" a ogni nuova ripresa.
Una strega di culto sotto stretta sorveglianza
Negli anni 2000, Rose McGowan si unì a "Streghe" per interpretare Paige Matthews, la sorellastra che succedette a Prue nel trio Halliwell. Dietro il successo globale della serie, l'attrice ora rivela una realtà molto meno magica: il monitoraggio costante del suo peso all'inizio di ogni stagione.
Spiega che i produttori la "giravano attorno" al suo ritorno sul set, come per valutare visivamente se la sua figura soddisfacesse ancora i criteri imposti. Questo rituale, presentato come banale, illustra fino a che punto il corpo delle attrici fosse – e spesso lo è ancora – un mezzo di controllo piuttosto che un elemento secondario del loro lavoro.
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"Stavano ispezionando il loro prodotto": grassofobia sfacciata
Nella sua testimonianza, Rose McGowan descrive questo comportamento come un modo per "ispezionare il loro prodotto", un'espressione che rivela in modo terribile la disumanizzazione in atto. I corpi delle donne non sono più quelli di persone, ma oggetti da convalidare o correggere.
Sottolinea che all'epoca tutto ciò sembrava "del tutto normale". Questa normalizzazione della grassofobia – che rende il monitoraggio del peso una parte routinaria della produzione – riflette una cultura in cui la magrezza è richiesta, sotto la minaccia di una punizione implicita o esplicita. Il messaggio inviato alle attrici è chiaro: il loro valore dipende anche dalla conformità del loro corpo a un ideale imposto.
La pressione sul corpo delle donne a Hollywood
Il caso di Rose McGowan fa parte di un sistema più ampio in cui le attrici vengono costantemente giudicate in base al loro aspetto: aumento di peso, rughe, gravidanze o semplici cambiamenti corporei diventano argomenti di discussione professionale. Questa pressione costante alimenta disturbi alimentari, disagio psicologico e un automonitoraggio ossessivo.
Ricordando queste pratiche, l'ex star di "Streghe" mette in luce un sessismo strutturale: mentre gli uomini possono invecchiare e cambiare fisicamente senza che la loro carriera venga immediatamente minacciata, ci si aspetta ancora che le donne restino congelate in una versione perfetta ed eternamente giovane di se stesse.
Da vittima del sistema a voce attivista
Rose McGowan non è estranea all'attivismo. Figura di spicco del movimento #MeToo, ha raccontato nella sua autobiografia, "Brave", l'aggressione che afferma di aver subito per mano di Harvey Weinstein, molto prima che scoppiasse lo scandalo. La sua testimonianza ha contribuito a incoraggiare altre donne a parlare e a scuotere l'impunità di un produttore onnipotente.
Denunciando la grassofobia e l'ossessione per il peso sui set cinematografici di oggi, prosegue sulla stessa linea: denunciando i meccanismi di dominazione, che si manifestino come violenza sessuale o come controllo del corpo. Le sue parole ci ricordano che non si tratta solo di "commenti inappropriati", ma di un sistema completo che riduce le attrici al loro aspetto e subordina la loro carriera alla conformità fisica.
Una testimonianza che risuona ben oltre Charmed
La storia di Rose McGowan ha avuto così tanta risonanza perché dà voce a un'esperienza condivisa da molte donne, sia dentro che fuori Hollywood: sentirsi costantemente valutate, giudicate e misurate in base al proprio peso. Denunciando queste pratiche, l'attrice ci invita a ripensare gli standard imposti dall'industria e a rifiutare l'idea che la grassofobia sia un "costo normale" della professione.
Dietro la nostalgia per le serie TV di culto si cela un'altra storia, fatta di controllo, commenti e pressioni silenziose. Oggi, Rose McGowan sceglie di rompere il silenzio e la sua testimonianza agisce come un potente incantesimo contro un sistema che, per troppo tempo, ha confuso le donne con i prodotti.
