Il Roland Garros non è solo il prestigioso torneo sulla terra battuta. Da oltre un secolo, è anche uno dei più grandi eventi di moda nel mondo dello sport. Ogni anno, i giocatori trasformano il campo Philippe-Chatrier in una vera e propria passerella, per la gioia degli appassionati di tennis e di moda.
Suzanne Lenglen, la prima icona di stile del torneo.
Tutto ebbe inizio negli anni '20 con la francese Suzanne Lenglen. Rifiutando le lunghe gonne a corsetto allora imposte alle calciatrici, adottò top senza maniche e orli accorciati fino al polpaccio: uno scandalo per l'epoca, che da allora è diventato l'atto fondante di un'emancipazione.
Per molti, ha davvero aperto la strada a tutti coloro che sono venuti dopo: coloro che, in seguito, avrebbero osato essere audaci, estrosi e moderni sui campi da gioco. Quasi un secolo dopo, il campo che ora porta il suo nome continua ad ospitare personaggi che hanno fatto la storia e a suscitare, a volte, gli stessi dibattiti dei suoi albori.
2018: Serena Williams e la tuta nera che ha cambiato le regole
Se dovessimo scegliere un solo look degli ultimi dieci anni al Roland-Garros, sarebbe senza dubbio questo. Nel 2018, ancora a malapena ripresasi da un parto particolarmente complicato, Serena Williams si presentò sui campi in terra battuta parigini con una tuta nera integrale Nike, stretta in vita da una fascia rossa. La campionessa americana, che all'epoca si paragonò a una "principessa guerriera di Wakanda", spiegò anche che il capo, grazie al suo effetto compressivo, l'aveva aiutata a prevenire i coaguli di sangue di cui aveva sofferto durante la gravidanza.
Questo non bastò a placare Bernard Giudicelli, allora presidente della Federazione Francese di Tennis, che annunciò l'introduzione di un codice di abbigliamento che vietava tali indumenti sui campi. "Dobbiamo rispettare il gioco e il luogo", spiegò all'epoca. La decisione scatenò un'ondata di indignazione internazionale, guidata dalla tennista americana Billie Jean King. Quella che avrebbe potuto rimanere una semplice "controversia di moda" si trasformò in un dibattito politico sul controllo esercitato sul corpo delle atlete.
Naomi Osaka, l'arte di trasformare il campo da gioco in una passerella
Nelle ultime stagioni, un'altra giocatrice si è affermata come la nuova regina dello "stile da campo": la giapponese Naomi Osaka. Ad ogni Grande Slam, la quattro volte campionessa in carica fa sensazione con completi Nike disegnati come vere e proprie opere d'arte. Un abito con i fiori di ciliegio giapponesi per il 2025, una medusa per gli Australian Open del 2026 e, più recentemente, al Roland-Garros 2026, un abito dorato ispirato alla silhouette della Torre Eiffel.
Tutto ciò si svolge con un deliberato effetto "red carpet": un ingresso attentamente studiato, il gioco che si svela dopo pochi passi e vivaci dibattiti sui social media. La sua avversaria, Laura Siegemund, l'ha addirittura criticata pubblicamente a Parigi quest'anno, accusandola di aver trasformato la partita in una "sfilata di moda". Per Naomi Osaka, che si definisce timida, questi abiti sono, al contrario, un prezioso mezzo di espressione: un'armatura stilistica, insomma.
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Sabalenka, Gauff, Swiatek: la nuova generazione dello stile
Oltre a Naomi Osaka, diverse altre giocatrici si stanno facendo un nome grazie al loro senso dello stile. La numero uno al mondo Aryna Sabalenka ha fatto una dichiarazione audace nel 2026 con un abito Nike nero semi-trasparente indossato sopra una canotta cremisi: un modello a vogatore, un'apertura a goccia e un'atmosfera "nightlife" sulla terra battuta. L'abito è andato esaurito in poche ore.
Coco Gauff, dal canto suo, sta sfruttando la vittoria al Roland Garros 2025 per affermarsi come una vera icona di stile: l'anno scorso ha sfoggiato un completo New Balance nei toni del crepuscolo, una stampa marmorizzata e una giacca di pelle nera, che lei stessa definisce "parigina". Dopo il trionfo, ha persino fatto una serie di apparizioni con look Miu Miu dalla testa ai piedi, segno di una giocatrice che abbraccia la moda anche al di fuori del campo. Iga Świątek, quattro volte campionessa del Roland Garros, ha adottato una palette estiva viola-gialla firmata On, una sfumatura che rompe con lo stile più minimalista del torneo.
Quando si discute di stile
Tuttavia, questa esplosione stilistica non è priva di critiche. Alcuni, come Laura Siegemund, ritengono che "questi abiti trasformino il tennis in uno spettacolo". Altri, al contrario, la vedono come "un segno di una gradita emancipazione per i giocatori", che si riappropriano della propria immagine attraverso un mezzo di espressione che appartiene loro.
Una cosa è certa: al Roland-Garros, estetica e atletismo non sono in contrapposizione. Al contrario, si alimentano a vicenda e, con ogni edizione, scrivono un nuovo capitolo nella grande storia della moda sportiva.
Da Suzanne Lenglen alle audaci creazioni Nike di oggi, passando per la tuta di Serena Williams che ha fatto tanto scalpore nel 2018, il Roland-Garros scrive due storie parallele: quella delle sue campionesse e quella di un'industria della moda in continua evoluzione. E se osserviamo attentamente, forse entrambe raccontano la stessa storia: quella di donne che non hanno più bisogno di chiedere il permesso per affermare se stesse.
