Sui social media, podcaster sicuri di sé dettano alle donne come "tenersi un uomo". Il problema? Non esistono, e il loro discorso retrogrado serve principalmente a vendere illusioni e programmi di formazione.
"Coach dell'amore" che non sono mai esistiti
Studio in penombra, microfono professionale, voce composta: questi "esperti di relazioni" hanno tutte le caratteristiche dei podcaster di successo. Tutte, tranne l'essenziale. Sono interamente generati dall'intelligenza artificiale, dalla voce alle espressioni facciali. Dietro questi personaggi non si cela un vero e proprio programma: solo brevi clip, create su misura per l'algoritmo e riprodotte all'infinito su TikTok, Instagram, Facebook e YouTube.
Un'inchiesta ha descritto il caso di una "conduttrice" virtuale che ha accumulato oltre 110.000 iscritti in pochi mesi, con video visualizzati da milioni di persone, pur non essendoci nessuna donna reale dietro lo schermo. Il metodo è tanto più efficace perché fa leva su un registro familiare: quello del consiglio benevolo, dell'amica che "sa sempre cosa è meglio".
Un vecchio discorso patriarcale, riproposto in una nuova veste dall'intelligenza artificiale.
Dietro la moderna patina tecnologica, si cela un messaggio di fondo stantio. Questi video ripropongono scenari profondamente patriarcali: non diventare mai "una fonte di stress" per il partner, "renderti desiderabile" non facendo nulla, o accettare l'idea che un uomo possa amare una donna "senza fare nulla" quando il contrario è raro. La maggior parte di questi contenuti relega uomini e donne a ruoli tradizionali e presenta questi precetti come verità universali.
Il messaggio implicito è chiarissimo: le donne devono annullarsi, diventare "pratiche" e calibrare le proprie ambizioni per non urtare l'ego maschile. Gli avatar maschili, tutti muscoli e voci profonde, mettono facilmente i sessi gli uni contro gli altri e giocano sulle insicurezze. Lungi dall'essere "emancipatori", come pretendono, questi discorsi riattivano le gerarchie di genere più radicate.
Il peso della coppia, sempre e comunque sulle spalle delle donne
Il pregiudizio più evidente è anche il più rivelatore: questi video sono rivolti quasi esclusivamente alle donne. Sono loro che devono adattarsi, anticipare i bisogni dell'altro ed essere rassicuranti, mentre la responsabilità dell'uomo non viene quasi mai messa in discussione.
Gli esperti ci ricordano però che una relazione equilibrata si basa sull'impegno di entrambi i partner, non solo sulle concessioni delle donne. Trasformando l'amore in un elenco di regole da seguire per essere degno di essere mantenuto, questo approccio addossa l'intero peso del lavoro emotivo alle donne. Questa asimmetria, mascherata da "consigli intelligenti", perpetua proprio gli squilibri che decenni di lotte femministe hanno cercato di smantellare.
Un'estetica standardizzata e un tono apparentemente neutro
Anche il packaging racconta una storia. La stragrande maggioranza degli avatar femminili presenta lineamenti levigati e standardizzati, una bellezza calibrata pensata per incarnare la donna "realizzata" che ha tutto sotto controllo. Il messaggio di autostima viene quindi trasmesso dal volto di una donna perfetta e artificiale, un ideale irraggiungibile, perché letteralmente non esiste.
È proprio questa banalità superficiale a rendere il processo così insidioso. Mentre alcuni contenuti generati dall'IA si distinguono per i loro aspetti strani o spettacolari, questi video adottano un tono perfettamente ordinario. Nulla avverte il pubblico che sta guardando una finzione: spicca solo l'ideologia veicolata, e anche in questo caso, solo per chi presta molta attenzione. L'apparente naturalezza disinnesca ogni sospetto e fa apparire la regressione ovvia.
Un'ondata più ampia di "ritradizionalizzazione" online
Questi podcaster "sintetici" non sono nati dal nulla. Fanno parte di una tendenza digitale ben documentata: la "ritradizionalizzazione" dei ruoli di genere, alimentata negli ultimi anni dal movimento "tradwive", influencer che glorificano la casalinga sottomessa e rifiutano apertamente il femminismo.
I ricercatori hanno dimostrato che questi contenuti, sotto la patina di dolcezza domestica, funzionano come una vera e propria propaganda antifemminista rivolta a un pubblico giovane. Uno studio dell'Università delle Hawaii, pubblicato sulla rivista Terrorism and Political Violence, ha individuato temi ricorrenti: l'idea che il femminismo sia in contrasto con la femminilità, che "danneggi" le donne e che la colpa delle difficoltà femminili debba essere attribuita al femminismo stesso piuttosto che alle vere cause strutturali. Altri studi, come quelli condotti presso la Annenberg School dell'Università della Pennsylvania, analizzano come queste narrazioni sfruttino i codici estetici e algoritmici delle piattaforme per diffondersi su larga scala. I podcaster generati dall'intelligenza artificiale rappresentano la versione automatizzata e industrializzata di questo discorso, in grado di produrlo all'infinito.
Dietro il messaggio, un bancomat
Non fraintendetemi: l'obiettivo non è quello di scatenare un dibattito sull'amore. Questi account prosperano in un mercato in forte espansione. Secondo Grand View Research , il settore degli influencer virtuali potrebbe raggiungere quasi 45,9 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita annua superiore al 40%.
Quasi tutte queste pagine fungono da imbuto per corsi di formazione a pagamento che presumibilmente insegnano come creare questo tipo di contenuti in autonomia: kit di avvio, programmi accelerati, corsi che promettono di padroneggiare la "formula del realismo", il doppiaggio e la clonazione vocale per "trasformare le visualizzazioni in guadagni". Lo schema è sempre lo stesso: una volta che il video diventa virale, l'account reindirizza a una "scuola di influencer basata sull'intelligenza artificiale" o a una masterclass che promette di farvi diventare ricchi producendo contenuti simili. Il vero prodotto non è la coppia, ma le donne e gli uomini che guardano.
Mantenere un atteggiamento critico di fronte alla "propaganda sottile"
Un conduttore di podcast citato da WIRED riassume la pericolosità di questo approccio: si tratta di "propaganda soft", una narrazione pulita, ripetibile e facilmente assimilabile che plasma sottilmente le aspettative senza mai offrire sfumature, profondità o assunzione di responsabilità. Il rischio è tanto maggiore in quanto questo tipo di consiglio si rivolge a un pubblico in cerca di rassicurazioni emotive, pronto a fidarsi di un tono sicuro e raffinato.
Di fronte a questa subdola offensiva, l'arma migliore rimane il pensiero critico: identificare questi contenuti per quello che sono – finzioni commerciali – rifiutare l'idea che l'amore si riduca a una lista di sforzi che le donne dovrebbero compiere, e ricordare che nessuna intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, possiede la ricetta per una coppia sana.
Dietro la loro apparenza innocua, questi podcaster virtuali diffondono una visione riduttiva e ineguale delle relazioni, al servizio principalmente di interessi finanziari. In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale sta offuscando i confini tra verità e menzogna, ci ricordano una verità ovvia: dietro ogni consiglio troppo ben congegnato per essere autentico si celano spesso un'ideologia e un tornaconto economico. Oggi più che mai, conoscere l'origine di un messaggio e chi ne trae vantaggio è un atto politico, soprattutto in una società patriarcale.
